Ehi Rupy amico, mica mi hai scambiato per un nazi?!?!?!?
"Qualche tempo fa la Microsoft
ha comunicato che
inavvertitamente, nell’ultima
versione di Office, era presente
una font di caratteri giapponesi,
Bookshelf Symbol 7, contenente
il segno della svastika. Ha dunque
prontamente messo in rete un
apposito software per rimuovere
il simbolo dal set e, scusandosi per
l’episodio, segnalato da un cliente,
ha sottolineato come ciò fosse
avvenuto in maniera del tutto non
intenzionale.
Questo ci fa comprendere come
purtroppo la svastika debba tutt’oggi
sostenere il fardello di un’eredità
tanto cupa quanto iniqua, fardello
che continua a gettare un’ombra di
orrore e dolore su di un simbolo
che originariamente era - e per chi lo
desidera è ancora - veicolo di luce e
benessere.
Per migliaia di anni la svastika, il
cui significato letterale, celato nella
lingua sanscrita è “recante bene”, è
stato utilizzato per indicare l’aureo e
benefico disco solare, ma anche come
sinonimo di infinito e rigenerazione
perpetua. La si riscontra in numerose
civiltà antiche, come testimoniano
vari reperti archeologici. E’ stata
trovata come motivo decorativo in
diverse parti del mondo, ad esempio
su alcuni tessuti Inca; vi si è imbattuto
Schliemann scavando alla ricerca
di Troia; nelle fosse delle tombe di
Micene, in Grecia, la svastika appare
su ricchi gioielli d’oro e su monete.
In una scena funebre raffigurata su
un vaso ateniese, si possono scorgere
tre svastiche sopra il cavallo che tira
il carro funebre. Dee della fertilità
raffigurate su tombe la portano sulla
gola e sul petto. Su un sarcofago
la “signora della vita”, in seguito
nota come Artemide, è circondata
da svastiche. E’ stata ritrovata in
Finlandia, Scandinavia ed Estonia
e presso alcune tribù indiane del
Nord America (principalmente tra
i Navajos); simbolo prescelto dai
jainisti, la svastika compare anche
nella scrittura geroglifica sulle pareti
delle grotte abitate dagli antichi
indiani Anasazi, in Arizona. Ancora,
incontriamo questo simbolo in
Persia, Cina, Giappone, Polinesia e
Australia.
Si tratta, insomma, di un’immagine
ancestrale disseminata un po’ su
tutto il globo, che un tempo era
limpido segno di buon auspicio,
non a caso veniva e viene ancora
oggi, nella tradizione indovedica,
disegnata sugli altari delle arene
sacrificali, nelle quali si svolgono
importanti sacrifici, quali matrimoni
e iniziazioni.
Rispondente alla buona sorte, alla
luce e al fulgore del sole e del fuoco,
raccoglie in sé un auspicio di vita e
prosperità, mentre nella mitologia
nordica - e celtica in particolare -
sembra simboleggiare il martello
roteante di Thor, il Giove o Indra
del pantheon germanico.
Hitler, che nella sua visione distorta
di sé stesso e delle cose riteneva
essere un illuminato, prescelto
per un’importante missione che
avrebbe portato la Germania e
nello specifico la “razza ariana”(*) a
predominare sugli altri popoli1 , era
attratto da ciò che andava sotto il
nome di esoterismo. Egli adottò così
la svastika (rovesciandola e facendo
in modo che sembrasse ruotare in
senso orario) per la sua Germania
nazista, come simbolo all’ombra
del quale vennero perpetrati crimini
indicibili. Ma Hitler dove vide la
svastika per la prima volta? Pare che
nel periodo dell’infanzia vivesse in
un villaggio vicino al monastero
benedettino di Lambach, in Austria.
Per un po’ fece lì il corista e visse
presso il monastero nell’inverno
tra il 1897 e il 1898. Là, scolpita nel
muro sopra la grotta della sorgente
che si trovava nel cortile, compariva
la data 1860 assieme ad una svastika,
immagine riportata anche sul portale
dell’eremo.
Nel 1946, in Germania, l’esposizione
pubblica della svastika venne
costituzionalmente vietata; negli
USA, così come altrove, una legge
simile non è mai stata emanata,
tuttavia la sola vista del simbolo
solare provocava – e, ahimè, provoca
– avversione o raccapriccio.
Sono in molti a chiedersi se la
svastika potrà mai essere redenta,
lavata da quel fetido alone che tanto
ingiustamente la criminalizza. Forse
non siamo ancora giunti a tanto,
ma grazie alla diffusione di cultura
e conoscenza ci auguriamo di cuore
che possa presto tornare a splendere
come il sole che rappresenta,
nella pienezza del suo significato
originario."
(*)
Qua si innesta un altro grossolano fraintendimento, che
purtroppo si è protratto nei decenni, secondo il quale il termine
ariano designerebbe una razza con particolari caratteristiche
biologiche, quali capelli biondi ed occhi azzurri. Niente di più
erroneo: il termine arya, anch’esso appartenente alla civiltà dei
Veda, significa ‘nobile d’animo’ e non indica caratteristiche
esteriori, bensì elevate qualità interiori di un individuo.
fonte: Centro Studi Bhaktivedanta© Marzo 2004

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