Mi piace il termine "conoscitore".
E mi piace pensare ad un eventuale "conoscitore" come colui che qualcosa conosce e che molto ancora ha da conoscere.
E mi piace inoltre pensare di essere io stesso definibile come un "conoscitore". Io, uomo, così come tutti gli altri miei cugini cromosomici.
Ma essendo il conoscibile molto probabilmente immensamente più grande di noi e molto più probabilmente infinito, niente può essere dato per scontato all'interno del settore "conoscenza" in quanto dietro ogni angolo potrebbe nascondersi la prova che confuta una nostra precedente certezza, acquisita empiricamente o meno, pronta a rivelarsi e a lavare via la realtà delle cose come la conosciamo, proprio come se stessimo eliminando un vecchio strato di apparenza che avvolgeva il mondo intorno a noi, e avvicinandoci di un velo in meno al nocciolo, riuscissimo a comprendere con un minimo di chiarezza in più certi meccanismi universali dovuti a movimenti cosmici.
Se prendiamo l' affermazione "il mondo è composto da atomi" e ne deduciamo che facendo parte integrante del mondo, anche noi siamo composti da atomi, e da questo dichiariamo che la nostra configurazione atomica "uomo" è a contatto con tutti gli altri atomi del mondo, uno dopo l'altro, e che la configurazione atomica "mondo" è a contatto con la configurazione atomica "cosmo"
possiamo allora dichiarare che siamo in contatto con l'intero universo fatto anch'esso di atomi. Al punto che un battito d'ali di una farfalla che si trova in Australia può dare il via alla formazione di un uragano in North Carolina negli stati uniti.
Forse l'esempio è un pò troppo fantasioso, però potrei affermare che con le giuste condizioni atmosferiche, nelle giuste circostanze spazio-temporali, un calcio di rigore tirato con un particolare angolo ed effetto durante una partita a calcetto sulla spiaggia, può creare una discreta tromba d'aria e non sarebbe cosa poi così tanto irragionevole o impossibile da osservare. E non si dovrebbe mai dare per scontato cosa può creare il moto di una mano umana.
Questo per introdurre il seguente discorso:
Se suppongo che siamo vari "conoscitori" posti all'interno di una sfera composta da un'atmosfera comprendente vari gas, e che all'interno di questa sfera poggiassimo grazie alla forza di gravita' su zone allo stato solido composte da vari materiali o elementi alternati da zone di altri elementi aggregatisi in stati liquidi, potrebbe non essere immediato per "me conoscitore" pensare
che qualche mio cugino cromosomico sia effettivamente vivente e vagante al di fuori dello spazio pressurizzato delimitato dalla suddetta atmosfera gassosa. a meno che qualcuno o qualcosa non mi mostri pragmaticamente che questo è possibile. ma grazie a scoperte/errori o affermazioni/revisioni della storia e della tecnologia, noi oggi sappiamo, o meglio, noi diamo per scontato che l'uomo sia nella nostra epoca attualmente ed attivamente lanciato alla conquista dello spazio, per via di qualche antropo in orbita attorno al globo impressionato su di una pellicola ed in seguito proiettato su di uno schermo sotto forma di luminosi elettroni che formano davanti ai nostri bulbi oculari
grigi scafandri che si aggirano con una certa lentezza flemmatica, respirando pesantemente sopra rumori di fondo in un grigio deserto, fluttuando attorno a macchinari dalle geometrie decisamente vintage...
Così, per un particolare sillogismo allucinato molto spesso ricorrente in stati mentali disturbati denominati dalla pseudoscienza psichiatrica come
schizofrenici o paranoici, "lo vedo e lo sento, quindi per me esiste", noi diamo per scontato che quelle immagini o quelle voci di omini orbitanti siano vere, nonostante, a noi, in effetti, non sia dato percepire le scene appena descritte direttamente anche con gli altri restanti cinque sensi ulteriori alla vista e all'udito (compresi il sesto e il settimo di cui parlerò altrove) e ad avere perciò una esperienza empirica totale di tali avvenimenti in modo da poter esprimere con certezza che la realtà dei fatti corrisponde inequivocabilmente a ciò che ci e' stato comunicato dal media di turno.
O ci credi o non ti credono...
domenica 22 marzo 2009
mercoledì 9 luglio 2008
1997-1998 ca.
Che giornata di merda.
Continua a piovere e io me ne stò qui, seduto su una cazzo di panchina alla fermata dell'autobus, sotto la pensilina bevendo una birra di una marca sconosciuta, guardando gli stronzi con l'ombrello che si affrettano a trovare riparo timorosi della pioggia che potrebbe rovinargli l' acconciatura.
Patetici.
Accendo una sigaretta e come al solito dopo appena un paio di tiri arriva il 38.
Butto la sigaretta, mi infilo lo zaino, prendo la birra e salgo.
Che schifo.
Ho preso proprio la corsa piena di ragazzine petulanti che devostareacasalleottochemiopadresincazza
maquantèbbonoquello e della vecchia che igiovanidoggisaichesonotuttidelinquenti
miaiutiascenderedallautobus.
Che schifo.
Mi sistemo nei posti in fondo e premo play sul mio fedele e ammaccato walkman. Non fà in tempo a partire il nastro che subito mi sorprendo di qualche stronzo che mi chiama ticchettandomi sulla spalla con un dito. E' il poveraccio seduto nei sedili più in fondo di tutti, quelli subito dietro di me, ed è il classico venditore ambulante nero pieno di borse stracolme di cianfrusaglia e con un pacco di accendini in mano. Me li mette sotto il naso, io abbasso le cuffie (senza spegnere il walkman) e quello mi chiede se voglio comprare un accendino (probabilmente la puzza di vestiti bagnati mista a fumo e birra si è già sparsa per tutto l'auto). Gli dico che no, ce ne ho già uno, grazie lo stesso.
Subito mi torna alle orecchie il vociare delle oche che mi ricorda che è ora di rimettere le cuffie dove dentro ronza metallica, veloce, e incazzata "Six-Pack" dei Black Flag.
Henry Rollins mi urla a raffica ripetutamente un paio di frasi a cui oggi mi sento particolarmente vicino:
"I got a six-pack and nothin' to do,
I got a six-pack and i don't need you!"
L'autista una volta tanto non è un vecchio, così l'autobus sfreccia sulla strada senza traffico alzando muri d'acqua mentre io mi godo la birra mandandola giù tutta d'un fiato appena prima della mia fermata.
Un campanello che squilla, una porta aperta e una bottiglia rotta dopo sono di nuovo per strada a camminare cercando di proposito le pozzanghere con gli anfibi.
Continua a piovere e io me ne stò qui, seduto su una cazzo di panchina alla fermata dell'autobus, sotto la pensilina bevendo una birra di una marca sconosciuta, guardando gli stronzi con l'ombrello che si affrettano a trovare riparo timorosi della pioggia che potrebbe rovinargli l' acconciatura.
Patetici.
Accendo una sigaretta e come al solito dopo appena un paio di tiri arriva il 38.
Butto la sigaretta, mi infilo lo zaino, prendo la birra e salgo.
Che schifo.
Ho preso proprio la corsa piena di ragazzine petulanti che devostareacasalleottochemiopadresincazza
maquantèbbonoquello e della vecchia che igiovanidoggisaichesonotuttidelinquenti
miaiutiascenderedallautobus.
Che schifo.
Mi sistemo nei posti in fondo e premo play sul mio fedele e ammaccato walkman. Non fà in tempo a partire il nastro che subito mi sorprendo di qualche stronzo che mi chiama ticchettandomi sulla spalla con un dito. E' il poveraccio seduto nei sedili più in fondo di tutti, quelli subito dietro di me, ed è il classico venditore ambulante nero pieno di borse stracolme di cianfrusaglia e con un pacco di accendini in mano. Me li mette sotto il naso, io abbasso le cuffie (senza spegnere il walkman) e quello mi chiede se voglio comprare un accendino (probabilmente la puzza di vestiti bagnati mista a fumo e birra si è già sparsa per tutto l'auto). Gli dico che no, ce ne ho già uno, grazie lo stesso.
Subito mi torna alle orecchie il vociare delle oche che mi ricorda che è ora di rimettere le cuffie dove dentro ronza metallica, veloce, e incazzata "Six-Pack" dei Black Flag.
Henry Rollins mi urla a raffica ripetutamente un paio di frasi a cui oggi mi sento particolarmente vicino:
"I got a six-pack and nothin' to do,
I got a six-pack and i don't need you!"
L'autista una volta tanto non è un vecchio, così l'autobus sfreccia sulla strada senza traffico alzando muri d'acqua mentre io mi godo la birra mandandola giù tutta d'un fiato appena prima della mia fermata.
Un campanello che squilla, una porta aperta e una bottiglia rotta dopo sono di nuovo per strada a camminare cercando di proposito le pozzanghere con gli anfibi.
domenica 15 giugno 2008
Raduno anarchico antifascista a Teramo
scrivo di seguito un resoconto della giornata antifa tenutasi ieri, sabato 14 giugno 2008, a Teramo...
siamo arrivati in macchina alla stazione di TE circa alle 15:30, e a piedi ci siamo diretti verso il parcheggio nei pressi del Parco Fluviale, dove si sarebbe tenuto il concerto.
Lì abbiamo trovato alcuni compagni (8-9 persone) che ci aspettavano, insieme ad un pandino blu parcheggiato con all'interno un individuo alquanto dubbio che ogni tanto sbirciava
in direzione del nostro gruppo. All'incirca alle 16 (il gruppo era leggermente cresciuto), il pandino si toglie dal posto, e sopraggiungono, insieme ad un'abbondante pioggia, una volante della polizia e una della municipale, con all'interno degli agenti che subito scendono e ci chiedono i documenti. Noi li consegniamo senza fare troppe storie (qualcuna si).
Tra le domande c'erano: che cosa vi trovate a fare qui? chi è che ha organizzato il tutto? a quale frangia appartenete? ma perchè siete antifascisti? vedete per caso dei fascisti qui attorno? avete un permesso? (il permesso era stato chiesto con 2 settimane di anticipo, ma sempre rimandato da chi di dovere fino all'ultimo giorno, e perciò non negato apertamente, ma nemmeno concesso). Le autorità ci hanno felicemente informato che per tale art. 68 ci avrebbero bloccato e denunciato se avessimo iniziato il concerto.
verso le 16:30 il gruppo era decisamente più folto, eravamo al'incirca una trentina, e di conseguenza anche il numero delle volanti delle rispettive autorità era raddoppiato.
Gli acquazzoni estivi andavano e venivano abbondanti.
Ci iniziamo a spostare verso il posto dove si sarebbe tenuto il concerto. Qualcuno ci informa che dentro una delle casupole del parco, proprio di fronte al posto, c'erano alcuni agenti della digos...così decidiamo di spostare il concerto a circa 200 m più in là sotto una tettoia/gazebo del parco.
Occupiamo (siamo illegali visto che privi di autorizzazione ufficiale) il posto e iniziamo a montare, mentre il numero delle persone è in lieve ma cosante crescita (circa 40).
La pioggia non ci molla, ma noi continuiamo a risolvere problemi tecnici uno dopo l'altro,e partito il generatore e attaccati gli amplificatori per le 17:30 il mio macbook
(lo dico con una certa fierezza) inizia a pompare musica contro i fasci e gli sbirri mentre gli altri appendevano striscioni con gli stessi concetti. Tutti presi bene, presenti sul posto anche un banchetto di libri in vendita (dove acquisto per una somma di libera scelta "Il ripristino degli dei" di Alfredo Bonanno edizioni anarchismo e "Contro la pace, contro la guerra, per la rivoluzione sociale" di Luigi Galleani edizioni anarchiche e libertarie) e una contenitore pieno di ghiaccio e di birre in lattina. Verso le 18, risolto il problema microfoni e passati gli acquazzoni, ma sempre a cielo grigio iniziamo il concerto, durante il quale saremo interrotti alcune volte a causa delle visite di alcuni neofascisti che si affacciavano di tanto in tanto in gruppetti di 4 ai limiti del parco. Alcuni dei compagni si gettano al loro inseguimento (cosa che non ho condiviso e detto apertamente al microfono, in quanto per me se passavano e assistevano al concerto senza rompere i coglioni potevano pure rimanere, magari si imparavano qualcosa...). Qualche persona, anche anziani e famiglie, si fermavano sporadicamente a vedere che succedeva e facevano domande e parlavano con alcuni dei presenti. Per il resto siamo circa 60 persone al momento di punta del raduno.
La scaletta dei gruppi (alcuni dei quali erano assenti o non al completo e quindi non hanno suonato) all'incirca in quest'ordine:
SCARICHI INDUSTRIALI
ABELE THE UNDERDOG & MC YELLOW
INTOLLERANZA HC
LOBOTOCRAZIA
SURFIN' BIRDS
LA RAJE
AFFLUENTE
ANACORETA (non hanno suonato)
BRAINSTORMING (non hanno suonato)
VIBRATACORE (bloccati dalla digos nei pressi del parco)
abbiamo finito verso le 21:00/21:30 in modo da non dare ulteriore occasione di denuncia agli agenti.
colgo l'occasione per ricordare a tutti che
L' ANTIFASCISMO NON E' UN REATO!!!
siamo arrivati in macchina alla stazione di TE circa alle 15:30, e a piedi ci siamo diretti verso il parcheggio nei pressi del Parco Fluviale, dove si sarebbe tenuto il concerto.
Lì abbiamo trovato alcuni compagni (8-9 persone) che ci aspettavano, insieme ad un pandino blu parcheggiato con all'interno un individuo alquanto dubbio che ogni tanto sbirciava
in direzione del nostro gruppo. All'incirca alle 16 (il gruppo era leggermente cresciuto), il pandino si toglie dal posto, e sopraggiungono, insieme ad un'abbondante pioggia, una volante della polizia e una della municipale, con all'interno degli agenti che subito scendono e ci chiedono i documenti. Noi li consegniamo senza fare troppe storie (qualcuna si).
Tra le domande c'erano: che cosa vi trovate a fare qui? chi è che ha organizzato il tutto? a quale frangia appartenete? ma perchè siete antifascisti? vedete per caso dei fascisti qui attorno? avete un permesso? (il permesso era stato chiesto con 2 settimane di anticipo, ma sempre rimandato da chi di dovere fino all'ultimo giorno, e perciò non negato apertamente, ma nemmeno concesso). Le autorità ci hanno felicemente informato che per tale art. 68 ci avrebbero bloccato e denunciato se avessimo iniziato il concerto.
verso le 16:30 il gruppo era decisamente più folto, eravamo al'incirca una trentina, e di conseguenza anche il numero delle volanti delle rispettive autorità era raddoppiato.
Gli acquazzoni estivi andavano e venivano abbondanti.
Ci iniziamo a spostare verso il posto dove si sarebbe tenuto il concerto. Qualcuno ci informa che dentro una delle casupole del parco, proprio di fronte al posto, c'erano alcuni agenti della digos...così decidiamo di spostare il concerto a circa 200 m più in là sotto una tettoia/gazebo del parco.
Occupiamo (siamo illegali visto che privi di autorizzazione ufficiale) il posto e iniziamo a montare, mentre il numero delle persone è in lieve ma cosante crescita (circa 40).
La pioggia non ci molla, ma noi continuiamo a risolvere problemi tecnici uno dopo l'altro,e partito il generatore e attaccati gli amplificatori per le 17:30 il mio macbook
(lo dico con una certa fierezza) inizia a pompare musica contro i fasci e gli sbirri mentre gli altri appendevano striscioni con gli stessi concetti. Tutti presi bene, presenti sul posto anche un banchetto di libri in vendita (dove acquisto per una somma di libera scelta "Il ripristino degli dei" di Alfredo Bonanno edizioni anarchismo e "Contro la pace, contro la guerra, per la rivoluzione sociale" di Luigi Galleani edizioni anarchiche e libertarie) e una contenitore pieno di ghiaccio e di birre in lattina. Verso le 18, risolto il problema microfoni e passati gli acquazzoni, ma sempre a cielo grigio iniziamo il concerto, durante il quale saremo interrotti alcune volte a causa delle visite di alcuni neofascisti che si affacciavano di tanto in tanto in gruppetti di 4 ai limiti del parco. Alcuni dei compagni si gettano al loro inseguimento (cosa che non ho condiviso e detto apertamente al microfono, in quanto per me se passavano e assistevano al concerto senza rompere i coglioni potevano pure rimanere, magari si imparavano qualcosa...). Qualche persona, anche anziani e famiglie, si fermavano sporadicamente a vedere che succedeva e facevano domande e parlavano con alcuni dei presenti. Per il resto siamo circa 60 persone al momento di punta del raduno.
La scaletta dei gruppi (alcuni dei quali erano assenti o non al completo e quindi non hanno suonato) all'incirca in quest'ordine:
SCARICHI INDUSTRIALI
ABELE THE UNDERDOG & MC YELLOW
INTOLLERANZA HC
LOBOTOCRAZIA
SURFIN' BIRDS
LA RAJE
AFFLUENTE
ANACORETA (non hanno suonato)
BRAINSTORMING (non hanno suonato)
VIBRATACORE (bloccati dalla digos nei pressi del parco)
abbiamo finito verso le 21:00/21:30 in modo da non dare ulteriore occasione di denuncia agli agenti.
colgo l'occasione per ricordare a tutti che
L' ANTIFASCISMO NON E' UN REATO!!!
martedì 3 giugno 2008
Riabilitazione della svastika
il 1° giugno il signor Rupert Murdock o chi per lui decise che il simbolo originale della svastika orientale non poteva essere esposto trà le immagini presenti in rete all' URL del mio account MySpace http://www.myspace.com/abeletheunderdog. Un esempio sfacciato di semplicismo....
Ehi Rupy amico, mica mi hai scambiato per un nazi?!?!?!?
"Qualche tempo fa la Microsoft
ha comunicato che
inavvertitamente, nell’ultima
versione di Office, era presente
una font di caratteri giapponesi,
Bookshelf Symbol 7, contenente
il segno della svastika. Ha dunque
prontamente messo in rete un
apposito software per rimuovere
il simbolo dal set e, scusandosi per
l’episodio, segnalato da un cliente,
ha sottolineato come ciò fosse
avvenuto in maniera del tutto non
intenzionale.
Questo ci fa comprendere come
purtroppo la svastika debba tutt’oggi
sostenere il fardello di un’eredità
tanto cupa quanto iniqua, fardello
che continua a gettare un’ombra di
orrore e dolore su di un simbolo
che originariamente era - e per chi lo
desidera è ancora - veicolo di luce e
benessere.
Per migliaia di anni la svastika, il
cui significato letterale, celato nella
lingua sanscrita è “recante bene”, è
stato utilizzato per indicare l’aureo e
benefico disco solare, ma anche come
sinonimo di infinito e rigenerazione
perpetua. La si riscontra in numerose
civiltà antiche, come testimoniano
vari reperti archeologici. E’ stata
trovata come motivo decorativo in
diverse parti del mondo, ad esempio
su alcuni tessuti Inca; vi si è imbattuto
Schliemann scavando alla ricerca
di Troia; nelle fosse delle tombe di
Micene, in Grecia, la svastika appare
su ricchi gioielli d’oro e su monete.
In una scena funebre raffigurata su
un vaso ateniese, si possono scorgere
tre svastiche sopra il cavallo che tira
il carro funebre. Dee della fertilità
raffigurate su tombe la portano sulla
gola e sul petto. Su un sarcofago
la “signora della vita”, in seguito
nota come Artemide, è circondata
da svastiche. E’ stata ritrovata in
Finlandia, Scandinavia ed Estonia
e presso alcune tribù indiane del
Nord America (principalmente tra
i Navajos); simbolo prescelto dai
jainisti, la svastika compare anche
nella scrittura geroglifica sulle pareti
delle grotte abitate dagli antichi
indiani Anasazi, in Arizona. Ancora,
incontriamo questo simbolo in
Persia, Cina, Giappone, Polinesia e
Australia.
Si tratta, insomma, di un’immagine
ancestrale disseminata un po’ su
tutto il globo, che un tempo era
limpido segno di buon auspicio,
non a caso veniva e viene ancora
oggi, nella tradizione indovedica,
disegnata sugli altari delle arene
sacrificali, nelle quali si svolgono
importanti sacrifici, quali matrimoni
e iniziazioni.
Rispondente alla buona sorte, alla
luce e al fulgore del sole e del fuoco,
raccoglie in sé un auspicio di vita e
prosperità, mentre nella mitologia
nordica - e celtica in particolare -
sembra simboleggiare il martello
roteante di Thor, il Giove o Indra
del pantheon germanico.
Hitler, che nella sua visione distorta
di sé stesso e delle cose riteneva
essere un illuminato, prescelto
per un’importante missione che
avrebbe portato la Germania e
nello specifico la “razza ariana”(*) a
predominare sugli altri popoli1 , era
attratto da ciò che andava sotto il
nome di esoterismo. Egli adottò così
la svastika (rovesciandola e facendo
in modo che sembrasse ruotare in
senso orario) per la sua Germania
nazista, come simbolo all’ombra
del quale vennero perpetrati crimini
indicibili. Ma Hitler dove vide la
svastika per la prima volta? Pare che
nel periodo dell’infanzia vivesse in
un villaggio vicino al monastero
benedettino di Lambach, in Austria.
Per un po’ fece lì il corista e visse
presso il monastero nell’inverno
tra il 1897 e il 1898. Là, scolpita nel
muro sopra la grotta della sorgente
che si trovava nel cortile, compariva
la data 1860 assieme ad una svastika,
immagine riportata anche sul portale
dell’eremo.
Nel 1946, in Germania, l’esposizione
pubblica della svastika venne
costituzionalmente vietata; negli
USA, così come altrove, una legge
simile non è mai stata emanata,
tuttavia la sola vista del simbolo
solare provocava – e, ahimè, provoca
– avversione o raccapriccio.
Sono in molti a chiedersi se la
svastika potrà mai essere redenta,
lavata da quel fetido alone che tanto
ingiustamente la criminalizza. Forse
non siamo ancora giunti a tanto,
ma grazie alla diffusione di cultura
e conoscenza ci auguriamo di cuore
che possa presto tornare a splendere
come il sole che rappresenta,
nella pienezza del suo significato
originario."
(*)
Qua si innesta un altro grossolano fraintendimento, che
purtroppo si è protratto nei decenni, secondo il quale il termine
ariano designerebbe una razza con particolari caratteristiche
biologiche, quali capelli biondi ed occhi azzurri. Niente di più
erroneo: il termine arya, anch’esso appartenente alla civiltà dei
Veda, significa ‘nobile d’animo’ e non indica caratteristiche
esteriori, bensì elevate qualità interiori di un individuo.
fonte: Centro Studi Bhaktivedanta© Marzo 2004
Ehi Rupy amico, mica mi hai scambiato per un nazi?!?!?!?
"Qualche tempo fa la Microsoft
ha comunicato che
inavvertitamente, nell’ultima
versione di Office, era presente
una font di caratteri giapponesi,
Bookshelf Symbol 7, contenente
il segno della svastika. Ha dunque
prontamente messo in rete un
apposito software per rimuovere
il simbolo dal set e, scusandosi per
l’episodio, segnalato da un cliente,
ha sottolineato come ciò fosse
avvenuto in maniera del tutto non
intenzionale.
Questo ci fa comprendere come
purtroppo la svastika debba tutt’oggi
sostenere il fardello di un’eredità
tanto cupa quanto iniqua, fardello
che continua a gettare un’ombra di
orrore e dolore su di un simbolo
che originariamente era - e per chi lo
desidera è ancora - veicolo di luce e
benessere.
Per migliaia di anni la svastika, il
cui significato letterale, celato nella
lingua sanscrita è “recante bene”, è
stato utilizzato per indicare l’aureo e
benefico disco solare, ma anche come
sinonimo di infinito e rigenerazione
perpetua. La si riscontra in numerose
civiltà antiche, come testimoniano
vari reperti archeologici. E’ stata
trovata come motivo decorativo in
diverse parti del mondo, ad esempio
su alcuni tessuti Inca; vi si è imbattuto
Schliemann scavando alla ricerca
di Troia; nelle fosse delle tombe di
Micene, in Grecia, la svastika appare
su ricchi gioielli d’oro e su monete.
In una scena funebre raffigurata su
un vaso ateniese, si possono scorgere
tre svastiche sopra il cavallo che tira
il carro funebre. Dee della fertilità
raffigurate su tombe la portano sulla
gola e sul petto. Su un sarcofago
la “signora della vita”, in seguito
nota come Artemide, è circondata
da svastiche. E’ stata ritrovata in
Finlandia, Scandinavia ed Estonia
e presso alcune tribù indiane del
Nord America (principalmente tra
i Navajos); simbolo prescelto dai
jainisti, la svastika compare anche
nella scrittura geroglifica sulle pareti
delle grotte abitate dagli antichi
indiani Anasazi, in Arizona. Ancora,
incontriamo questo simbolo in
Persia, Cina, Giappone, Polinesia e
Australia.
Si tratta, insomma, di un’immagine
ancestrale disseminata un po’ su
tutto il globo, che un tempo era
limpido segno di buon auspicio,
non a caso veniva e viene ancora
oggi, nella tradizione indovedica,
disegnata sugli altari delle arene
sacrificali, nelle quali si svolgono
importanti sacrifici, quali matrimoni
e iniziazioni.
Rispondente alla buona sorte, alla
luce e al fulgore del sole e del fuoco,
raccoglie in sé un auspicio di vita e
prosperità, mentre nella mitologia
nordica - e celtica in particolare -
sembra simboleggiare il martello
roteante di Thor, il Giove o Indra
del pantheon germanico.
Hitler, che nella sua visione distorta
di sé stesso e delle cose riteneva
essere un illuminato, prescelto
per un’importante missione che
avrebbe portato la Germania e
nello specifico la “razza ariana”(*) a
predominare sugli altri popoli1 , era
attratto da ciò che andava sotto il
nome di esoterismo. Egli adottò così
la svastika (rovesciandola e facendo
in modo che sembrasse ruotare in
senso orario) per la sua Germania
nazista, come simbolo all’ombra
del quale vennero perpetrati crimini
indicibili. Ma Hitler dove vide la
svastika per la prima volta? Pare che
nel periodo dell’infanzia vivesse in
un villaggio vicino al monastero
benedettino di Lambach, in Austria.
Per un po’ fece lì il corista e visse
presso il monastero nell’inverno
tra il 1897 e il 1898. Là, scolpita nel
muro sopra la grotta della sorgente
che si trovava nel cortile, compariva
la data 1860 assieme ad una svastika,
immagine riportata anche sul portale
dell’eremo.
Nel 1946, in Germania, l’esposizione
pubblica della svastika venne
costituzionalmente vietata; negli
USA, così come altrove, una legge
simile non è mai stata emanata,
tuttavia la sola vista del simbolo
solare provocava – e, ahimè, provoca
– avversione o raccapriccio.
Sono in molti a chiedersi se la
svastika potrà mai essere redenta,
lavata da quel fetido alone che tanto
ingiustamente la criminalizza. Forse
non siamo ancora giunti a tanto,
ma grazie alla diffusione di cultura
e conoscenza ci auguriamo di cuore
che possa presto tornare a splendere
come il sole che rappresenta,
nella pienezza del suo significato
originario."
(*)
Qua si innesta un altro grossolano fraintendimento, che
purtroppo si è protratto nei decenni, secondo il quale il termine
ariano designerebbe una razza con particolari caratteristiche
biologiche, quali capelli biondi ed occhi azzurri. Niente di più
erroneo: il termine arya, anch’esso appartenente alla civiltà dei
Veda, significa ‘nobile d’animo’ e non indica caratteristiche
esteriori, bensì elevate qualità interiori di un individuo.
fonte: Centro Studi Bhaktivedanta© Marzo 2004
mercoledì 21 maggio 2008
Anacrofascismi
"L'apologia del fascismo è un reato previsto dalla legge 20 giugno 1952, n. 645 (contenente "Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione"), anche detta "legge Scelba", che all'art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque "fa propaganda per la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità" di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure da chiunque "pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche".
La "riorganizzazione del disciolto partito fascista", già oggetto della XII disposizione transitoria della Costituzione, si intende (ai sensi dell'art. 1 della citata legge) riconosciuta "quando un'associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista."
La legge prevede per il delitto di apologia sanzioni detentive, più severe se il fatto riguarda idee o metodi razzisti o se è commesso con il mezzo della stampa, ed accompagnate dalla pena
accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici."
fonte: Wikipedia
Mi pare che, proprio come per tante altre leggi in Italia, anche questa non venga applicata letteralmente, ma venga lasciata passare come un semplice documento storico.
I tempi sono cambiati, molti dicono che fascisti e nazisti non esistono più, ma chi non ignora sà bene che la realtà è completamente diversa. Esistono ancora ideologie del genere come esistono ancora le persone che ne fanno uno stile di vita. Magari oggi si chiamano con altri nomi, a volte mascherandosi persino tra le file dei loro più acerrimi nemici (magari anche inconsciamente, è tutto subliminale il gioco), ma sono sempre gli stessi, anche se sotto copertura ed infiltrati.
Per parlare un pò dei più giovani, delle menti plagiate da famiglie e istituzioni, loro non sono altro che burattini sotto controllo. Infatti vengono utilizzati dal regime (ma a questo punto mi sembra anacronistico parlare sia di regime che di anti-fascismo, e comunque guardate che il regime c'è, ed è il governo dei mafiosi e dei padroni), come mano d'opera gratuita da mandare al macello pur di tenere la situazione in un clima di terrore e repressione anche là dove le forze dell'ordine non riescono ad arrivare in modo capillare. E' estremamente facile plasmare la testa di un ragazzo di 16 anni che non ha ne armi ne scudi psicologici con sé, soprattutto se pensiamo che oggi
questi "teen-ager" si trovano spaesati, soli e senza valori, in cerca di calore umano e aggregazione, quindi chi si offre di colmare la loro domanda per primo e nel modo più convincente, può comprarseli con una birra e una bella immagine, vestirli con una divisa e forgiarli nell'odio del diverso.
E' il caso di cercare di comunicare con queste persone e aiutarle ad emanciparsi, quando questo sia possibile. Anche se è vero che, superato un certo punto, il lavaggio mentale ha ormai sortito il suo effetto in modo irreversibile, e allora l'unico linguaggio che certi individui comprenderanno sarà quello del branco, della forza, della prepotenza e della violenza.
La "riorganizzazione del disciolto partito fascista", già oggetto della XII disposizione transitoria della Costituzione, si intende (ai sensi dell'art. 1 della citata legge) riconosciuta "quando un'associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista."
La legge prevede per il delitto di apologia sanzioni detentive, più severe se il fatto riguarda idee o metodi razzisti o se è commesso con il mezzo della stampa, ed accompagnate dalla pena
accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici."
fonte: Wikipedia
Mi pare che, proprio come per tante altre leggi in Italia, anche questa non venga applicata letteralmente, ma venga lasciata passare come un semplice documento storico.
I tempi sono cambiati, molti dicono che fascisti e nazisti non esistono più, ma chi non ignora sà bene che la realtà è completamente diversa. Esistono ancora ideologie del genere come esistono ancora le persone che ne fanno uno stile di vita. Magari oggi si chiamano con altri nomi, a volte mascherandosi persino tra le file dei loro più acerrimi nemici (magari anche inconsciamente, è tutto subliminale il gioco), ma sono sempre gli stessi, anche se sotto copertura ed infiltrati.
Per parlare un pò dei più giovani, delle menti plagiate da famiglie e istituzioni, loro non sono altro che burattini sotto controllo. Infatti vengono utilizzati dal regime (ma a questo punto mi sembra anacronistico parlare sia di regime che di anti-fascismo, e comunque guardate che il regime c'è, ed è il governo dei mafiosi e dei padroni), come mano d'opera gratuita da mandare al macello pur di tenere la situazione in un clima di terrore e repressione anche là dove le forze dell'ordine non riescono ad arrivare in modo capillare. E' estremamente facile plasmare la testa di un ragazzo di 16 anni che non ha ne armi ne scudi psicologici con sé, soprattutto se pensiamo che oggi
questi "teen-ager" si trovano spaesati, soli e senza valori, in cerca di calore umano e aggregazione, quindi chi si offre di colmare la loro domanda per primo e nel modo più convincente, può comprarseli con una birra e una bella immagine, vestirli con una divisa e forgiarli nell'odio del diverso.
E' il caso di cercare di comunicare con queste persone e aiutarle ad emanciparsi, quando questo sia possibile. Anche se è vero che, superato un certo punto, il lavaggio mentale ha ormai sortito il suo effetto in modo irreversibile, e allora l'unico linguaggio che certi individui comprenderanno sarà quello del branco, della forza, della prepotenza e della violenza.
giovedì 15 maggio 2008
Incipit
21° secolo, penisola italica, un agglomerato urbano qualunque, sotto una cappa di monossido di carbonio, su strade che puzzano di urina e feci che di giorno vengono calcate dalla massa brulicante vomitata dagli edifici di ferro e cemento, forme di vita con pensieri veloci e serrati si strusciano casualmente, frusciando con indignazione, guardandosi con rabbia e distrattamente, senza soffermarsi troppo l' uno negli occhi dell' altro perché potrebbe accadere di fermarsi, di scambiare qualche impressione, di riflettere insieme, infettandosi confrontando passioni e virtù conoscendosi sempre più a fondo, arrivando a scoprire con orrore di essere uno lo specchio dell'altro, portandoci ad una improvvisa messa in discussione della nostra identità, coadiuvata da deprivazione sensoriale, brividi, malfunzionamento dell' apparato respiratorio, nevralgie, emorragie, crisi mistiche, acne giovanile, embolie, disgregazione cellulare e finale annullamento della pseudomorale borghese a priori nel vuoto dello spazio siderale. Dopo di che aleggerebbe nell'aria, a rimpiazzo della nostra forma fisica, solo un dolciastro odore di nirvana.
E comunque siamo tutti troppo attaccati a tutto e io non sono ancora pronto a tornare un' altra volta parte del tutto. Che è un paradosso se penso che ci vivo in mezzo al tutto.
La luce del sole ci rende stakanovisti dannatamente impegnati in compiti affidatici da terzi non direttamente connessi a noi stessi, compiti con scadenze impellenti che devono assolutamente essere portate a termine, pena il fallimento totale.
Che risulterebbe comunque il nostro più grande successo visto che si presenterebbe all'appuntamento spaccando l' orologio ma senza preavviso, esattamente come un mattone, che lanciato con violenza attraverso la vetrina di un negozio di arredamento per gente con personalità, vada ad infrangere la solida superficie trasparente in una miriade di poligoni glassosi che si butterebbero a capofitto perpendicolarmente verso il centro della terra in discesa libera mano nella mano con la forza di gravità, mettendo a disposizione di famelici passanti dall'anima colorata dalla pubblicità, fontanelle new age, mobilia kitsch, finto giardino vero zen da salotto, registratore di cassa e commesso dagli occhi a mandorla disegnati col mascara compreso-in.
Risulterebbe la combinazione di coincidenze più stupefacente e perfetta della nostra esistenza. Benigna o carcinoma in metastasi dipende solo da come la prendiamo.
O forse riusciremmo ad arrivare a fine giornata illesi senza aver urtato neanche un insetto, o un sentimento, e allora a causa di un ingenuo, banale ed impercettibile ciclo perpetuo di origine orbitale nel particolare e cosmica nel generale, una faccia del nostro pianeta volterebbe le spalle al sole ed entrerebbe di colpo in scena il buio.
Dormire sotto un tetto di stelle riscaldati dalla pallida luce della luna e accarezzati dalla fresca brezza notturna potrebbe risultare estasiante per un uomo come Jack Keruoack che avrebbe poi avuto ad ogni modo un posto dove tornare a scrivere comodamente sul quaderno degli appunti le riflessioni sulla nottata passata all'aperto, ma la vera poesia rimarrebbe comunque nel piscio assorbito dal cartone di un barbone che dorme avvolto in un sacco a pelo sudicio e consunto, nelle secrezioni scambiate da due giovani amanti in preda all'ebrezza del vino che assaporano la passione di una sensuale e magnifica prima conoscenza a pochi passi da due pupille spillate che guardano nel vuoto con affianco una pozza liquido biliale appena rimesso, o nelle conseguenze che una storia avrebbe se non fosse mai raccontata a qualcuno, proprio come un orgasmo rimasto inutilizzato nel preservativo posato sull'asfalto di una strada dove battono prostitute e travestiti culturali.
E comunque siamo tutti troppo attaccati a tutto e io non sono ancora pronto a tornare un' altra volta parte del tutto. Che è un paradosso se penso che ci vivo in mezzo al tutto.
La luce del sole ci rende stakanovisti dannatamente impegnati in compiti affidatici da terzi non direttamente connessi a noi stessi, compiti con scadenze impellenti che devono assolutamente essere portate a termine, pena il fallimento totale.
Che risulterebbe comunque il nostro più grande successo visto che si presenterebbe all'appuntamento spaccando l' orologio ma senza preavviso, esattamente come un mattone, che lanciato con violenza attraverso la vetrina di un negozio di arredamento per gente con personalità, vada ad infrangere la solida superficie trasparente in una miriade di poligoni glassosi che si butterebbero a capofitto perpendicolarmente verso il centro della terra in discesa libera mano nella mano con la forza di gravità, mettendo a disposizione di famelici passanti dall'anima colorata dalla pubblicità, fontanelle new age, mobilia kitsch, finto giardino vero zen da salotto, registratore di cassa e commesso dagli occhi a mandorla disegnati col mascara compreso-in.
Risulterebbe la combinazione di coincidenze più stupefacente e perfetta della nostra esistenza. Benigna o carcinoma in metastasi dipende solo da come la prendiamo.
O forse riusciremmo ad arrivare a fine giornata illesi senza aver urtato neanche un insetto, o un sentimento, e allora a causa di un ingenuo, banale ed impercettibile ciclo perpetuo di origine orbitale nel particolare e cosmica nel generale, una faccia del nostro pianeta volterebbe le spalle al sole ed entrerebbe di colpo in scena il buio.
Dormire sotto un tetto di stelle riscaldati dalla pallida luce della luna e accarezzati dalla fresca brezza notturna potrebbe risultare estasiante per un uomo come Jack Keruoack che avrebbe poi avuto ad ogni modo un posto dove tornare a scrivere comodamente sul quaderno degli appunti le riflessioni sulla nottata passata all'aperto, ma la vera poesia rimarrebbe comunque nel piscio assorbito dal cartone di un barbone che dorme avvolto in un sacco a pelo sudicio e consunto, nelle secrezioni scambiate da due giovani amanti in preda all'ebrezza del vino che assaporano la passione di una sensuale e magnifica prima conoscenza a pochi passi da due pupille spillate che guardano nel vuoto con affianco una pozza liquido biliale appena rimesso, o nelle conseguenze che una storia avrebbe se non fosse mai raccontata a qualcuno, proprio come un orgasmo rimasto inutilizzato nel preservativo posato sull'asfalto di una strada dove battono prostitute e travestiti culturali.
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